Ecco perché le persone che scelgono il posto vicino al finestrino sono più egoiste rispetto alle altre

posto vicino al finestrino
Fonte: Web

Anche quest’anno partite per la vostra solita vacanza, il biglietto è stato prenotato e il posto è stato scelto… vicino al finestrino. Quante volte avete dovuto combattere con qualcuno perché volevate il posto vicino al finestrino? E quante volte non vedevate l’ora di arrivare a destinazione solo perché viaggiavate vicino al corridoio?

Vi siete mai chiesti perché esistano persone che senza il finestrino non riescono proprio a viaggiare? Molto probabilmente ad alcuni piace semplicemente il panorama. In fondo a chi è che non piace vedere le meraviglie che gli riserva il tragitto, soprattutto se durante un viaggio lungo e in un posto mai visto prima?

È anche vero, però, che per quanto il posto vicino al finestrino sia un qualcosa di estremamente piacevole, qualche piccolo difettuccio ce l’ha. I passeggeri in questione per alzarsi devono chiedere il permesso alla persona che gli sta accanto. Dopo la seconda volta si sentono un peso e quindi preferiscono stare zitti e seduti. Al contrario, i passeggeri seduti vicino al corridoio possono alzarsi quando e come vogliono senza recare disturbo a nessuno.

E poi c’è lui, il posto che nessuno osa scegliere, quel posto in cui ci sediamo solo perché siamo costretti dalle circostanze… il posto al centro! Non c’è dubbio, se dovessimo fare una scaletta e dovessimo scegliere il posto più amato di tutti, quello vicino al finestrino sarebbe sicuramente il primo in classifica. 

A dirla tutta, nessuno ci aveva fatto caso fino a quando Mark Vanhoenacker, autore del libro How to Land a Plane nonché pilota della British Aiways lo ha fatto notare:

“Quando chiedo agli amici di descrivere che tipo di passeggeri siano (finestrino o corridoio?) mi rispondono con una tale sicurezza da farmi pensare che abbiano preso questa decisione proprio la prima volta a bordo di un aereo” – ha dichiarato

Secondo quanto riporta Telegraph, molti scelgono il posto in base alla voglia che hanno di essere disturbati o svegliati (o in base a quanto devono disturbare o svegliare). Alcuni non riescono proprio a sopportare il fatto di dover chiedere scusa e/o il permesso di alzarsi alla persona che hanno accanto e lo fanno solo in caso di necessità (nel caso in cui debbano andare in bagno più di una volta, per esempio). Al contrario, altri non hanno alcun tipo di problema.

A tal proposito, Telegraph Travel ha intervistato Becky Spelman, dr.ssa e capo psicologo della Private Therapy Clinic di Londra, la quale ha rivelato che dietro a questa scelta si nasconde un fattore caratteriale:

“I passeggeri che preferiscono il posto vicino al finestrino amano avere il controllo, nella vita reale tendono a pensare a se stesse e spesso si irritano facilmente. A loro piace anche “annidarsi” e preferiscono rimanere nella loro bolla.”

Al contrario, i passeggeri che si siedono vicino al corridoio hanno una natura un po’ più riservata, sono meno irritabili e hanno più considerazione degli altri. Secondo la Spelman, quest’ultime potrebbero nascondere anche delle piccole debolezze. Potrebbero, ad esempio, soffrire di ansia, di claustrofobia o più semplicemente potrebbero avere una “vescica debole“.

Ma la dr.ssa Spelman non è l’unica ad aver esposto questa teoria, in quanto anche la psicologa comportamentale Jo Hemmings è d’accordo:

“Gli amanti del posto vicino al finestrino tendono ad essere più egoisti. E dal momento che sono meno ansiosi, sono anche più propensi a disturbare gli altri” – aggiunge poi: “I passeggeri seduti accanto al corridoio sono persone più socievoli e disponibili”

Secondo la Hemmings, però, questo tipo di passeggeri difficilmente riesce a lasciarsi andare a una bella dormita e la causa sarebbe proprio la presenza del corridoio.

Le polemiche attorno a questa teoria non sono poche (considerando che le persone che adorano viaggiare accanto al finestrino sono tante). Voi cosa ne pensate? Ma soprattutto… che tipo di viaggiatori siete?

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Redazione

«L’arte di scrivere consiste nel far dimenticare al lettore che ci stiamo servendo di parole» - Henri Bergson